martedì 12 ottobre 2010

III. La botola segreta

Erano riusciti a cavarsela, ma la paura del ritorno del fantasma continuava a serpeggiare tra loro. Gli abili trucchetti di Peppergardh, d'altronde, non li avrebbero potuti salvare per sempre. La tormenta, che durante la notte sembrava essersi placata, ricominciò a ululare fuori dal monastero.
Venne deciso che quella mattina sarebbe stata esplorata la botola. 


Aperta la botola, i sette si incamminano nelle profondità del monastero attraverso un cunicolo lungo e buio, illuminato solo dalla luce tremolante della torcia retta da Miaren. L'angusto tunnel si biforcava in due direzioni, una delle quali conduceva a quella che doveva essere una vecchia cantina. Occhi d'oro si incamminò in quella direzione e, giunto nella sala fredda e asciutta, verificato che quello nelle botti fosse davvero vino, ne travasò nella borraccia quanto più essa ne potesse contenere e poi tornò indietro raggiungendo i compagni, che nel frattempo avevano imboccato l'altra via. Dopo pochi metri si trovarono di fronte a una scala a pioli all'apparenza poco solida che saliva fino a un'altra botola chiusa.
Calavera salì per primo e disarmò la trappola, seguito da Kalis e Miaren. I tre si ritrovarono in quella che sembrava un'armeria e calarono nel passaggio una corda, così che Siope vi potesse legare Zhail per portarlo su. La corda si slegò a metà percorso, ma fortuna volle che Tarot, ancora alla base del passaggio, riuscisse a prenderlo al volo, facendosi poi tirar su insieme a Zhail. Poi salì Peppergardh e per ultimo Occhi d'oro.
Nell'armeria non vi era niente di particolarmente interessante o alcun artefatto magico, solo qualche armatura
(Peppengardh si divertì a tingerne una di giallo, entusiasmando Occhi d'oro) e poche altre armi.

Eliminando scheletri, zombie e non morti vari (addosso a uno di essi Kalis trovò una piccola chiave d'argento)
e rovistando in quella che doveva essere la dispensa, i sette proseguirono attraverso tortuosi corridoi bui e ampie camere ormai deserte. Niente degno di nota avvenne fin quando Miaren aprì una porta in fondo a un corridoio e, sbirciando all'interno, vide le sagome di alcune statue in pietra e un braciere spento al centro della camera. Le sculture raffiguravano figure umanoidi in varie posizioni di meditazione, attesa o combattimento.
Miaren osò un po' di luce con la torcia attraverso la porta. Occhi d'oro, dall'alto delle sue conoscenze, spiegò che quelle statue raffiguravano i Grandi Maestri del Bushido. Poi entrò nella camera, notando degli strani simboli sulle statue, simili a rune o sigilli magici.
Kalis, poco convinto, colpì con la fionda una della statue, che infatti si voltò verso di lui. Nello stesso istante
Occhi d'oro accese un fiammella dentro il braciere e in un attimo si ritrovò accerchiato da quelli che si rivelarono essere costrutti di pietra. La battaglia fu lunga e difficile, soprattutto a causa di una disposizione
tatticamente svantaggiosa, ma alla fine riuscirono ad abbattere tutti i costrutti, riducendoli in polvere.
Una grossa scritta in draconico dipinta sul pavimento recitava: ".................."
Capirono di trovarsi nell'anticamera di una tomba.

1 commento:

  1. Certo che l'idea dei "Grandi Maestri del Bushido" è veramente frutto di un Maestro dell'arte dell'inganno e dei dadi!!! quel 20 naturale!!!

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