giovedì 18 novembre 2010
IX. Il patto con Omotoyossi
Separatisi dagli altri, Calavera Occhi d'Oro e Tarot si incamminarono verso sud col cadavere di Miaren, seguendo il sentiero per tornare a Waimoot. Dopo la prima giornata di cammino giunse all'accampamento un boscaiolo con una camicia rossa e una fasciatura di fortuna alla gamba sinistra.
Philip raccontò di essere stato liberato da Siope, Kalis, Sethrut e Peppergardh e si accampò per la notte. Il mattino seguente udirono dei grugniti in lontananza. Calavera, dagli alti rami di un albero, vide che la vegetazione veniva scossa da qualcosa che si muoveva nella loro direzione. Occhi d'oro lanciò foschia occultante per nascondere sè e i compagni alla vista della bestia, dopo di che la scacciò incutendogli paura.
Scesa di nuovo la sera i quattro si accamparono (Philip continuava a seguirli) e si presentò Omotoyossi, le catene che spuntavano da sotto il lacero mantello, con una proposta: la vita di Miaren in cambio di un oggetto da recuperare in una caverna di coboldi poco lontano da lì.
Omotoyossi spiegò che si trattava di uno scrigno da non aprire per nessun motivo prima di consegnarglielo e il cui contenuto gli era molto caro. Con un rapido gesto della mano, srotolò un foglio di pergamena facendolo apparire dal nulla. Il contratto prevedeva che i sottoscrittori si impegnassero a recuperare tale reliquia per lui e, se avessero tentato di aprire lo scrigno e di scappare con esso Omotoyossi si sarebbe preso la vita di uno di loro, oppure li avrebbe resi suoi schiavi. In cambio offriva dei tesori e la vita di Miaren. Tarot chiese qualche minuto per parlarne con Occhi d'oro e Calavera e quando Omotoyossi si ritirò valutarono insieme la proposta, decidendo di accettare. Quando ricomparve era in sella all'enorme cinghiale crudele, bardato con le sue catene e insolitamente mansueto. I tre firmarono il contratto con il proprio sangue e poi lo fece scomparire allo stesso modo in cui pochi minuti prima era comparso dal nulla.
Incamminatisi nelle profondità del bosco, dopo un po' gli alberi si diradarono in un'ampia radura al cui centro si trovava una piccola costruzione in legno. Omotoyossi lasciò libero il cinghiale e dal capanno venne fuori un essere dal corpo umano eccetto zampe e corna, chiaramente di capra. Il satiro lì vide e si avvicinò a loro riconoscendo Omotoyossi, il quale gli disse che era venuto per riscuotere il pagamento di un vecchio debito che Rorik, quello il nome del Druido Satiro, gli doveva. Il druido disse che gli sarebbe servita una notte intera per riportare in vita Miaren e il cinghiale crudele, che in realtà altro non era se non il suo compagno animale. Trascinò il corpo dell'elfo all'interno dell'edificio e richiuse la porta alle sue spalle.
La mattina dopo il sole era già alto nel cielo quando da quella porta uscì un Drow, seguito dal satiro. Pelle nera come la notte e capelli bianchissimi. Dopo un attimo di profondo stupore Calavera, Occhi d'Oro e Tarot capirono che poteva trattarsi di Miaren. Il drow li rassicurò. Era proprio Miaren, sebbene neanche lui sembrava rendersene conto appieno. Philip sembrava sempre più sconvolto. Rorik disse a Omotoyossi, intanto comparso dal nulla come suo solito, che il debito era saldato e intimò a tutti di andar via. Tarot protestò lanciando una fiondata alla porta del druido e uno degli alberi ai margini della radura sembrò prendere vita. Il treant si avvicinò e per Philip fu troppo: scappò nella foresta in preda a puro terrore. Miaren, Calavera e Occhi d'oro convinsero Tarot a desistere e, guidati da Omotoyossi, i quattro si allontanarono dalla radura.
L'ingresso della caverna era alto e largo. Appena sulla soglia, Occhi d'oro lanciò Foschia accultante e i quattro si ritrovarono circondati dalla nebbia, riuscendo a sentire solo dei rumori indistinti e scorgendo ombre intorno a loro. Tarot si mosse a tentoni nella nebbia, le sue mani toccarono la fredda roccia della caverna e cercò di seguire la parete per uscire dalla nebbia. Appena vi riuscì Occhi d'oro con un incantesimo alla cieca, colpì proprio l'altro mezz'orco, che spaventato corse nelle profondità della caverna e cadde in una buca, attivando la trappola dei coboldi. Non appena la nebbia svanì, i tre si ritrovarono all'ingresso della caverna circondati da cinque coboldi. Questi piccoli umanoidi, della taglia di un halfling, avevano la pelle squamosa e una coda simile a quelle di roditori. Sulla testa due piccole corna completavano i loro volti dai lineamenti canini.
Il combattimento fu lungo ma riuscirono a sconfiggerli, sebbene con difficoltà. Poi Tarot tornò in sè e si riunì agli altri, riuscendo a risalire dalla trappola. La caverna si sviluppava in quattro direzioni, secondo un incrocio di cinque cunicoli, compreso quello d'ingresso. Esplorando quelli secondari, trovarono degli animali legati con catene (Miaren riuscì a calmare un lupo ma non un orso) e una prigione con quattro celle. All'interno di una di esse trovarono Galiano (in lingua gnomesca "uccisore di giganti"), uno gnomo bardo che era stato catturato dai Coboldi. Galiano ringraziò la Compagnia di averlo salvato e tornò verso l'uscita insieme ai quattro, pensando di fuggire, ma grazie all'intercessione di Occhi d'oro decise di rimane e combattere i nemici degli gnomi, utilizzando il liuto di Calavera. Tornando indietro dalla prigione, notarono inoltre che gli animali, prima legati, erano spariti. Grazie alle capacità di esplorazione di Calavera e Miaren, a quelle marziali di Tarot e agli incantesimi di Occhi d'oro l'esplorazione della caverna procedette senza particolari problemi. I primi tendevano agguati silenziosamente ai coboldi, i secondi fornivano supporto una volta iniziato il combattimento. In una piccola stanza Calavera fu il primo a scorgere un forziere che sembrava in oro massiccio. Sfuggendo una prima volta a una trappola elementare di fuoco che proteggeva quella reliquia, riuscì in un secondo tempo a disarmarla e affidò il forziere, ancora chiuso, a Miaren.
Il cuore della caverna era una enorme stanza con al centro un circolo d'evocazione. Qui la Compagnia dovette fronteggiare altri coboldi guerrieri, un coboldo stregone e un minuscolo demone con corna appuntite e ali di pipistrello. I suoi arti erano sinuosi e dotati di dita artigliate. La sua pelle verdastra era ricoperta da porri e verruche. Era un Quasit. Galiano infuse profondo coraggio col suo canto e combattè valorosamente, ma finì soggiogato da un incantesimo di paura, morendo infine tra le braccia di Calavera, che lo buttò in un fosso. Sebbene inizialmente stordito dallo stregone, Tarot gli diede una dimostrazione di quanto letali fossero la sua ira e la sua ascia bipenne. Il quasit, grazie anche alle sue prodigiose capacità di rigenerarsi, scomparire e cambiare la propria forma, diede più filo da torcere, ma venne abbattuto in ugual misura. Recuperato un secondo forziere, anch'esso non aperto per timore che fosse quello di Omotoyossi, i quattro si avviarono verso l'uscita della caverna. Nel salone d'ingresso videro i corpi di diversi coboldi dilaniati da quelle che sembravano zanne animali. Probabilmente erano stati il lupo e l'orso.
Fuori dalla caverna venne sepoldo il corpo di Galiano e Occhi d'oro gli dedicò qualche parola. Mentre i quattro, in piedi davanti alla tomba del bardo, davano vita a quell'improvvisato quanto insolito funerale, Omotoyossi comparve al loro fianco silenziosamente, come se ci fosse sempre stato. Scelse il forziere che gli interessava (ovviamente era quello d'oro) e nè prelevò il contenuto senza che nessuno riuscisse a vedere cosa fosse. Poi restituì lo scrigno vuoto come ulteriore dono per aver portato la missione a termine prima dei due giorni previsti. Calavera gli chiese di mostrarsi, viste le condizioni dei soggetti che si ritrovava davanti e Omotoyossi, in un primo tempo renitente, decise di accontentarlo. Gli occhi dei due mezz'orchi e di Calavera erano sbarrati dalla paura, soggiogati da un'illusione di quel diavolo. Tarot vide un lupo, Occhi d'oro qualcosa di indescrivibile, Calavera vide Irthikki un sacerdote gnoll. Miaren invece vide quello che sembrava a tutti gli effetti un umano dalla carnagione rossastra, ma le sue catene lo avvolgevano come un sudario e sembravano strisciare e scivolare lungo il suo corpo quasi come se avessero vita propria. Poi si dileguò nella foresta.
Il gruppo riprese la via per Waimoot, imbattendosi anche in una casa di legno distrutta dalle fiamme al cui interno non erano rimasti che cadaveri carbonizzati di goblin e animali, oggetti non utilizzabili e un'ascia da boscaiolo che decisero di prendere per riconsegnarla a Philip se l'avrebbero rivisto. Dopo qualche ora di cammino ancora una volta udirono il cinghiale avvicinarsi. Miaren e Calavera salirono sugli alberi e Occhi d'oro si dileguò utilizzando la sua invisibilità. Tarot cercò di nascondersi senza successo e il cinghiale gli si parò davanti, caricandolo. Tarot fu ferito dall'animale e per salvarsi decise di seguire l'esempio dell'elfo e del drow.
Il cinghiale caricò ancora l'albero, che cedette ma non cadde al suolo. Dopo qualche minuto rinunciò e si dileguò nel bosco. I quattro camminarono per il resto della giornata e infine giunsero a Waimoot.
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